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8 giugno 2016

[CURIOSITA’] Modi di dire nei dialetti delle regioni italiane: elenco dei principali detti con traduzione!!

Modi di dire in Napoletano: elenco dei principali detti partenopei con traduzione

La lingua napoletana ad oggi mantiene espressioni impossibili da tradurre, ricche di peculiari significati e specifiche sfumature. Elenchiamo di seguito alcuni tra i principali modi di dire napoletani.. ovviamente in napoletano. Detti e proverbi di una cultura che non morirà mai:

NAPOLETANO:

Gesù Cristo rà o ppane a chi nun tene e rient (Gesù da il pane a chi non ha i denti): La fortuna capita a chi non sa sfruttarla

A lavà a capa o ciuccio se perde l’acqua e o sapone (A lavare la testa all’asino si perdono acqua e sapone) : Parlare con gli ignoranti è solo una gran perdita di tempo

Ià fernì a mare cu tutt e pann (Devi cadere in mare ancora vestito) : Cadere in disgrazia

L’urdema mattunella rò cesso (L’ultima mattonella del bagno) : Colui che non conta niente

Fà a recotta (Fare la ricotta) : Oziare tutto il giorno e per lunghe ore

Addò sperdetteno a Gesù Cristo (Dove lasciarono Gesù Cristo) : Luogo difficile da raggiungere

O guappo e cartone (Pallone gonfiato): Colui che vuole a tutti i costi ostentare doti che in realtà non possiede

Rà è carte e musica mman ò barbiere e lanterne mman e cecat (Dare uno spartito in mano a un barbiere e una lanterna nelle mani di un cieco) : Dare a qualcuno un oggetto che non sa utilizzare

Cù na man annanz e nata arret (Con una mano avanti e un’altra dietro. riferimento al pudore delle antiche sculture di nudo): Colui che resta deluso dalle situazioni

Perdere a Filippo e o panar (Perdere sia Filippo che il cesto): Essere indeciso tra due cose e perderle entrambe

Friere o pesce cu l’acqua e fà e nozz che fiche secche (Friggere il pesce con l’acqua e fare le nozze con i fichi secchi) : Ottenere il massimo da ogni situazione

Vulè ò cocco ammunnato e bbuono (Volere il cocco sbucciato e saporito) :  Volere tutto bello e pronto

A copp Sant’Elmo vò piglià o purpo a mmare (Da Castel Sant’Elmo vuoi pescare un polpo a mare) :  Aspirare a un’impresa impossibile come pescare un polipo da una collina

Acquaiò, l’acqua è fresca? (Acquaiolo, l’acqua è fresca?) : Fare una domanda dalla risposta scontata

Pare a nave e Francischiello, A pupp cumbattevano e a prora nunn o ssapevano(Sembri la nave di Francischiello, dove a poppa combattevano ma a prua nessuno sapeva niente) : Fare le cose senza un minimo di organizzazione

Nun sape tenè trè cicere mmocca (Non sa tenere tre ceci in bocca) colui che non riesce a mantemere un segreto

Jetta a pretella e nasconne a manella (Getta la pietra e nasconde la mano) : Non assumersi le responsabilità delle azioni commesse

Pure e pullece teneno a tosse (Anche le pulci hanno la tosse) Riferito a chi non è nessuno ma crede di essere un capo

Fà a fine re tracc (Fare la fine dei tracchi/petardi) : Fare tanto rumore per niente

O barbiere te fa bello, o vino te fa guappo, a femmena te fa fesso (I Barbiere ti fa bello, il vino gradasso e la donna scemo)

Aumma aumma -intraducibile- Quatto Quatto

Cuoncio cuoncio – intraducibile- Piano Piano

E’ noto che per conoscere un popolo lo studio della sua lingua è un percorso obbligato. Tanto più se questa lingua è un dialetto. Il proverbio diventa perciò un mezzo privilegiato per conoscere la “filosofia” locale, che trova origine in secoli lontani. Diventa più facile così capire le origini della scanzonata serenità da una parte e dell’amara rassegnazione dall’altra dei romani.

ROMANESCO:

1. A caterve : In gran quantità
2. A cazzo de cane : In modo insensato
3. A furia de… : Continuando a…
4. Ammazza ! : Esclamazione
5. Annà a gattaccia : Andare a mignotte
6. Annà in puzza : Impermalosirsi
7. Aripijate ! : Controllati, evita di esagerare
8. Avecce le fregne : Essere incavolato
9. Avecce la faccia com’er culo : Avere la faccia tosta
10. Cascà come na pera cotta : Cadere come un sasso
11. Cercà cor lanternino : Cercare una cosa difficile da trovare
12. C’ho na zella ! : Ho una jella !
13. Chìssene : Me ne impipo
14. Come er cacio sui maccheroni È il perfetto abbinamento
15. Datte na mossa : Sbrigati
16. Datte na sverta : Sbrigati
17. Diga ! (Dica !) : Interiezione per chiamare qualcuno
18. E quann’affitti ! È una cosa lunga
19. Er mejo fico der bigonzo : Il più “bello”
20. Esse de coccio : Essere testardo
21. Famo a capisse : Intendiamoci
22. Fà capoccella : Far capolino
23. Fijo de mignotta : Furbo (da non confondere, in genere, con fijo de na mignotta, che è un insulto)
24. Ja preso er ticchio de… : Ha preso la voglia di…
25. Lindo e pinto : Ben vestito e pulito Ma de che ? Ma cosa vai dicendo
26. Mannaggia alli pescetti ! : Accidenti !
27. Manco a fallo apposta : Per un caso fortunato, per coincidenza
28. Manco pe gnente : Neanche per idea
29. M’arimbarza : Non mi fa né caldo né freddo
30. Me ne stoppo : Me ne frego
31. Me sta a dà er pilotto : Mi sta tormentando
32. Mettice na toppa ! : Esclamazione di approvazione
33. Na breccola de… : Un pochino di…
34. ‘N culo ‘n culo All’ultimo momento
35. Ndo cojo cojo : Senza accurata scelta, a caso
36. Nun ce cape : Non c’entra
37. Nun me significa gnente : Non mi convince, non mi interessa
38. Piove a zeffunno : Strapiove
39. Sbattere le brocchette : Aver freddo
40. Se semo visti : Ciao
41. Stà a ricasco de… : Vivere “sulle spalle” di…
42. Stà in campana : Stare attenti
43. Stramazzasse dalle risate : Morire dal ridere
44. Tutt’a n botto, tutto de m’botto : All’improvviso
45. Vecchio com’er cucco : Molto vecchio


PALERMITANO

Affaccia u suli e affaccia pi tutti.
Il sole sorge per tutti.

A lingua un’avi uossa ma rumpi l’uossa.
La lingua non ha ossa, ma rompe le ossa.
(Ferisce più la lingua che la spada.)

Aspittari e nun viniri,iri a tavula e nun manciari,iri a lettu e nun durmiri,su tri peni ri muriri.
Aspettare qualcuno che non viene,andare a tavola e non mangiare,andare a letto e non dormire,sono tre pene da morire.

A matinata fa a jurnata.
La mattinata fa la giornata.
(Chi inizia la giornata di buon mattino ha la possibilità di sfruttare a pieno la giornata portando a compimento molte più cose).

Acqua pi acqua mi vivu l’acitu, mi vivu lu vinu e mi vìani lu sciatu, se l’acqua ru mari fussi vinu squisitu, mi cuntintassi muòriri anniatu.
Se non bevo acqua per bere altra acqua,allora mi bevo l’aceto,mi bevo il vino e mi sento rianimato,se l’acqua del mare fosse vino genuino, mi contenterei morire annegato.

Aprili fa li biddizzi e Maiu si li guodi.
Aprile fa le cose belle e maggio se li gode.

A nivi di marzu dura quanto un liepri ‘nto iazzu.
La neve di marzo dura quanto una lepre sta nel giaciglio.
(Se nevica a marzo, la neve non dura molto.)

A curiusità è un piccatu, ma è un pinsìeru livatu.
La curiosità è un peccato, ma è un pensiero tolto.
sinonimo del proverbio inglese:
(La curiosità uccide il gatto, ma la soddisfazione gli dà la vita.)

A megghiu paruola è chiddha ca un si dici.
La migliore parola è quella che non si dice.
(Prima di parlare pensaci ancora un pò.)
oppure:
(Parla poco,ascolta assai e giammai ti pentirai.)

Attacca u scìeccu runni vuoli u patruni.
Lega l’asino dove vuole il padrone.
(Attieniti alle disposizioni di chi sta al di sopra di te.)

Aranci aranci,cu avi guai si chianci.
Arance arance,chi ha guai se li piange da solo.

Amicu cu tutti e fedeli cu nuddhu.
Amico con tutti e fedele con nessuno.

Accussì vuoli Diu, tu manci e io taliu.
Così vuole Dio, tu mangi ed io guardo.
(Rammaricarsi contro la propria sorte, che ha negato delle opportunità.)

Aiutati ca Diu t’aiuta.
Sforzati di trovare una soluzione ai tuoi problemi, che Dio ti sosterrà.

Amuri, biddhizzi e dinari, su tri cosi ch’un si puonnu ammucciari.
Amore, bellezza e denaro, sono tre cose che non si possono nascondere.

Amuri e gilusia su sìempri in cumpagnia.
Amore e gelosia stanno sempre in compagnia.

A liggi è uguali pi tutti’, ma cu avi grana sinni futti.
La legge è uguale per tutti, ma chi ha i soldi se ne frega.

Acqua, cunsigghi e sali, s’un t’addhumannanu un l’ha dari.
Acqua, consigli e sale, a chi non li domanda non li dare(sono preziosi).

Acqua passata un macìna mulino.
Acqua passata non fa macinare al mulino.
(Non riprendere discorsi in cui c’è stata incomprensione.)

Agneddhu e sucu e finiu u vattiu.
Agnello al sugo e poi finisce il battesimo.
(Dopo la mangiata è finita la festa.)

A addhina chi camina, s’arricuogli ca vuozza china.
La gallina che cammina, ritorna con il gozzo pieno.

Addisiari e un aviri, è na pena ri muriri.
Desiderare e non avere, è una pena da morire.

Arbulu curtu fa bon fruttu.
L’albero corto fa buon frutto.
(Detto da chi basso di statura riesce a dimostrare la sua abilità.)

Acqua i ravanti, vìentu i rarrìeri e sciluoccu ‘nmienzu i cuosci.
Acqua davanti, vento di dietro e scirocco in mezzo le gambe.
(Detto da chi non è stato compreso da un altro. Ossia: Ognuno per la sua strada.)

A li ricchi ricchizzi, a li scarsi scarsizzi.
Ai ricchi ricchezze, ai poveri povertà.
(Piove sempre sul bagnato. ossia: I soldi vanno sempre dove ce ne in abbondanza.)

Ama a cu ti ama si vò aviri spassu, picchì amari a cu nun ti ama e tìempu pìersu.
Ama chi ti ama se vuoi essere contento, perchè amare chi non ti ama è tempo perso.
(Ama chi ti ama, non amare chi ti sfugge, ama chi per te si distrugge.)

Aprili nun livari e nun mittiri; Maggiu adagiu adagiu.
Ad aprile non alleggerirti gli indumenti, perchè potresti ammalarti; a Maggio invece alleggerire gli indumenti con moderazione.

A me casa nun è chìesa, ma è china i parrini.
La mia casa non è chiesa, ma è piena di preti.
(Detto quando a casa vengono a trovarti molti amici o parenti.)

A pocu pani lu corpu s’insigna. Cu fa accussì a spisa sparagna. 
Chi mangia poco ha il vantaggio di fare la spesa spendendo poco.

Addhina viecchia fa buon bruoru.
Gallina vecchia fa buon brodo.
(Frase che allude alla positività della vecchiaia per via delle molte esperienze accumulate nel corso della vita.)

Austu e riustu è capu r’inviernu.
Agosto e Settembre è principio d’inverno.
(Sta ad indicare il finire dell’estate e l’avvicinarsi delle piogge autunnali.)

A Pasqua e Natali puru i lagnusi addhivìentanu massari.
A Pasqua e a Natale anche i pigri diventano volenterosi.
(Significa che per Pasqua e per Natale in tutte le case si fanno grandi pulizie.)

A spùosa maiulina un si guòdi a suttanina.
Tra i pregiudizi vi è quello che afferma:
La donna che si sposa nel mese di maggio non godrà a lungo del matrimonio.

Ama a cu ti ama, rispunni a cu ti chiama.
Ama chi ti ama, rispondi a chi ti chiama.

A farfalla vùola sìempri attùornu a luci.
La farfalla vola sempre dove c’è la luce.

A puvirtà un’è vrìuogna, ma mancu priu.
La povertà non è vergogna, ma neanche una bella cosa.

Arrivannu a cinquantina, un malannu ogni matina.
Arrivati a 50 anni, si ha un malessere ogni mattina.
(Aumentano gli anni e aumentano i malanni.)

Acqua d’austu, mìeli, manna e mustu.
Acqua d’agosto, miele, manna e mosto.

Aprili fa li ciuri e maiu n’avi l’unuri.
Aprile fa i fiori (sull’albero) e maggio riceve l’onore dei frutti.

Agghiurnò! Scurari avi.
E’ nato il nuovo giorno! Ritornerà la sera.
(Chi è allegro nel vedere una persona dice: E’ arrivata la luce!
L’altro risponde: Dovrà purtroppo fare di nuovo buio.)

Accatta caru e vinni mircatu.
Compra a caro prezzo e vendi a buon mercato.

A lu caru avvicinaci, a lu mircatu piensaci.
Compra cose di qualità e diffida da ciò che viene offerto a buon prezzo.

A lingua batti unni ruoli u rìenti.
La lingua batte dove il dente duole.
(Il detto viene riferito da colui che avendo avuto un malinteso con un’altro, quest’ultimo ritorna di nuovo sull’argomento.)

A addhina usurìera, pari ca mìetti e inveci lìeva!
La gallina usuraia, sembra che mette e invece toglie.

A cira squagghia e a prucissiuoni un camina.
Il cero si sta consumando e la processione non procede.
(Il detto è riferito quando si fa di tutto per realizzare un qualcosa, ma c’è qualcuno che non collabora e ostacola tutto.)

A mamma è l’arma e cu a pìerdi u’na guaragna.
La mamma è come l’anima (indispensabile) e quando si perde (muore) ci si rende conto che non c’è più.

A trùoppu cunfirìenza, finisci a malacrianza!
La troppa confidenza data, spesso viene ricambiata con mancanza di rispetto!

Arraccumannavu a pìecura o lupu!
Ho detto al lupo di fare attenzione alla pecora!
(Il detto è riferito a colui che non si può riporre alcuna fiducia.)

Accussì va u munnu: c’è cu acchiana e cu va ‘nfunnu.
Il mondo è fatto a scale, c’è chi scende e c’è chi sale.

A mùorti sulu un c’è rimediu.
Solo alla morte non c’è un rimedio.
(Il detto sta a significare che a tutto c’è una soluzione, mentre davanti alla morte non c’è ne.)

A menu spisa è a grattaruola.
La spesa minore è la grattuggia.
(Il detto viene riferito a colui che avendo un problema da risolvere, ne mette in evidenza un altro di minore importanza.)

A chi iùocu iùcamu!
A che gioco giochiamo!
(Viene riferito a colui che manifesta un comportamento scorretto e ambiguo.)

A zita lassata su ‘nè tuccata, è vaviata!
La fidanzata lasciata, se non è stata toccata, è stata plagiata!
(Il detto sta a significare che la donna che è stata fidanzata, non è più ritenuta una persona illibata.)

Ancùora ligna mìetti!
Metti ancora legna (sul fuoco)!
(Il detto sta a significare che quando c’è un malinteso tra due persone, conviene troncare i discorsi per non farli complicare.)

Allicca, allicca i picciriddhi.
Coccola e accarezza i bambini.
(Il detto viene riferito a quei bambini grandicelli che nei riguardi dei più piccoli li coccolano prendendoli in giro e averne un vantaggio.)

MILANESE

Aqua e savun te cunscen me’n jambun 
Bott de legnamè = botte pesanti origine
Chi laüra ghà una camisa e chi fà nagott ghe n’à dò = l’ingiustizia governa
Dàgh una petenàda = Dargli le botte, picchiare uno, anche in senso figurato
Dòna che la piang e cavall che süda hinn fals me Giuda = Non fidarsi di una donna che piange origine
Donca donca trì cunchett fan una cunca = modo di dire rivolto a chi sollecita una spiegazione
El gh’ha el dun de Dio de capì nagott = quando a essere stupidi può convenire origine
El Perdon l’è a Meregnan = qui non c’è un perdono facile, sottinteso il perdono bisogna guadagnarselo
El primm che s’è casciàa l’è mort = invito a non prendersela
El stà mej un ratt in buca al gatt che un puarèt in di man d’un aucatt= giudizio non certo lusinghiero sugli avvocati
Fa a tömel e damel = tentennare
Fa cume l’Isacch che’l strascia i camìs per giüstà i sacch = per indicare un rimedio peggiore del male
Fà e desfà l’è tt un laurà = un modo di lavorare assurdo
Fagh sü la crus = smettere definitivamente origine
Finì cont el cü per tèrra = fallire origine
I temp de Carlo Codega= l’ottocento, detto di roba molto vecchia origine
La buca l’è minga straca se la sa nò de vaca  =  un pranzo deve finire con il formaggio
La malerba l’è quèla che cress püssee = visione pessimista della vita, son più le cose cattive che le buone
L’amur, la fiama e la tuss se fan cugnuss = l’amore, il fuoco e la tosse non si possono nascondere
L’aqua la fa mal, la bev dumà la gent de l’uspedal = non bere l’acqua, è roba da ospedale
L’è mej un usell in man che cent che vula = è meglio il certo dell’incerto
L’erba vöj la nass nel giardin del rè = l’uomo può solo desiderare, volere non è concesso
Lü l’è l prim che a laürà l’è mort = detto di uno scansafatiche
Mangia bev e caga e lassa che la vaga = invito a non prendersela
Mèj un grapin ch’el cadin = non lavarti troppo
Ne a l’ustaria ne in lecc se diventa vecc = gli ozi e i vizi fanno male
Ona lavada ona sügada e la par nanca duprada = disinvolta espressione di superficialità
Parè ‘n gatt che l’ha mangià i lüsert = essere magrissimo
Per pacià el paciotta per bev el bevòtta l’è a laurà ch’el barbotta= detto di uno sfaticato
Pudè segnass cul gumbet = essere veramente protetto dal signore
Quand el sul el turna indrèe a ghèm l’acqua fin’ai  pèe = quando le nuvole coprono velocemente il sole sta arrivando un temporale (R. Vittori)
Quand la mèrda la munta a scragn o la spüssa o la fà dann = guardati dal povero che acquista potere
Restà cumpagn de quel de la mascherpa = restare di stucco
Scarliga merlüss che l’è minga el tò üss = vai altrove che qui non è aria
Se hinn nò frasch hinn föj = invito ad evitare giri di parole
Se l’è minga suppa l’è pan bagnàa = invito ad evitare giri di parole
Sentì a nass l’erba = avere un udito finissimo
Spèta spèta che l’erba la cress = aspetta pure invano
Stà schisc = stare al proprio posto Strapà l’erba cun la scèna = fare lo sfaticato
Süca e melun la sò stagiun = ogni cosa a suo tempo
Te ghè inscì de cur  = ne devi ancora fare di strada (per essere o per diventare …)
Te pödet pissà in lecc e dì che tè südà = puoi dire qualsiasi cosa
Tirà föra i castegn del fögh cun la scianfa del gatt = cavarsela a spese altrui
Una ciav d’or la derva tüt i port  = con il denaro si compra tutto
Va a ciapà i ratt    =   vai a perder tempo altrove
Va a fas dì in gesa  =  va a farti benedire
Va föra di pè =  fuori dai piedi
Va scuà l mar cun la furchèta  = va a perder tempo altrove
Va scuà l mar cun vert l’umbrela  = vai a perder tempo altrove
Va da via i ciap = espressione apparentemente scurrile, ma che nell’uso originario aveva il significato di vai a quel paese
Vedè l’erba nass de nott = avere l’occhio lungo
Vèss in del camp di cent pertich   = essere impastoiato in qualcosa senza soluzione
Vèss tra ‘l gnacch e ‘l petàcch  = stare così così, essere indisposti, o anche essere indecisi
Vöia de laurà saltum adoss  = detto di uno pigro

TORINESE

J’aso ‘d Cavour a-i é gnun ch’a-j lauda, as laudo da lor. Letteralmente: Gli asini di Cavour c’è nessuno che li loda, si lodano da loro (stessi). Rivolto a ridimensionare chi si loda.

A fésse graté da j’àutri, … a grato mai andova a smangia. Letteralmente: A farsi grattare dagli altri, … non grattano mai dove prude. Non sperare che gli altri possano risolvere bene i tuoi problemi.

Chi bin as ancamin-a,.. a l’ha ‘ncora tut ël travaj da fé. Letteralmente: Chi ben comincia,… ha ancora tutto il lavoro da fare. Come dire che non basta incominciare bene se non si persevera fino alla fine del lavoro.

As ciapa pì ampressa un busiard che un sòp. Letteralmente: Si prende prima un bugiardo che uno zoppo. Come dire che le bugie non fanno molta strada.

Chi bél a veul ëvnì, quaicòs a l’ha da sufrì. Letteralmente: Chi bello vuol venire, qualcosa deve soffrire. Come dire che non si può ottenere qualcosa senza l’impegno necessario.

Për gnente gnanca ij can a bogio la coa. Letteralmente: Per niente neppure i cani muovono la coda. Come dire che non si può contare sul fatto che qualcuno dia qualcosa senza volere niente in cambio.

A l’é méj n’aso viv che ‘n dotor mòrt. Letteralmente: È meglio un asino vivo che un dottore morto. Come dire che inon bisogna rischiare cose importanti per ottenere quello che vale di meno.

Na cativa lavandera a treuva mai na bon-a pera. Letteralmente: Una cattiva lavandaia non trova mai una pietra buona.. Come dire che quando non si vuole o non si sa fare un lavoro, si trovano sempre scuse per dire che non si può.

In questa sezione troverete i modi di dire e proverbi baresi più sentiti e più famosi incominciando dalla lettere A e finendo alla lettera Z. In più vi forniamo il siginificato di quello che si vuole far intendere con un determinato proverbio !!

BARESE

  • Accome spinne, mange! – mangi come spendi.
  • Addò arrive, chiande u zippe! – al limite delle tue possibilita’ , fermati!
  • Addò a ma scì a spànne le ròbbe! – Dove andremo a stendere le robe ?? …Dove andremo, che fine faremo ?
  • A ffà la varve au ciucce se perde l’acque u timbe e u sapone! – è inutile perdere tempo con i fannulloni ignoranti.
  • Alla morte non si acchiìe la drètte! – solo alla morte non vi è rimedio.
  • A mangià vène u guste, a pagà vène la suste!-a mangiare ti piace a pagare ti scocci.
  • Ammìne iasse, o ammin baston, sembe tu uè rasciòne! – Tu vuoi sempre avere ragione!
  • Ammandineme che t’amandènghe – Letteralmente: reggimi che ti reggo
  • Ammìnete che l’acque iè vvàsce! – Buttati, perché l’acqua è bassa (x il timido negli approcci )
  • Acquanne u cazze ammène l’ogne! – quando al pene crescerà l’unghia, dicesi di evento non verificabile.
  • Acquanne u diàue se veste a russe! – quando il diavolo si veste in rosso..indica che una disgrazia non viene mai sola.
  • Arrèvate a la quarandìne, lasse le fèmmene e và a la candìne! – Arrivato ai quarant’anni lascia la compagnia delle donne e frequenta quella degli amici!
  • A scangiàte cazze pe fecazze e chegghiùne pe lambasciune! – Hai scambiato cazzi per focacce e coglioni per lamponi. Hai preso fischi per fiaschi.
  • A sciute pe avè grazziìe, e ave avut gestizzìie! – E’ andato per avere grazia ed ha avuto giustizia. Oltre al danno la beffa.
  • Acquann tu scive…ji gia’ venève! – Quando tu andavi..io già venivo.Tu ti vanti adesso,ma io ho gia’ avuto modo di sperimentarlo tempo addietro!
  • Batte u firre acquanne iè ccalde! – Batti il ferro quando è caldo, cioè carpe diem.
  • Busse a denàre e responne a bastòne! – Bussi a denara e rispondi a bastone …cambi discorso?
  • C’ammène apprìme ammène pe ddù! – chi attacca prima attacca per due.
  • Ce cambe che la speranze, desperàte more! – chi campa di speranza, disperato muore!
  • Citte citte a ffa la iìòse! – Zitti zitti a fare casino …Per cortesia fate meno baccano!
  • Ce nge na ma scì sciamanìnne, ce non ge na ma scì non ge ne sime scènne! Se dobbiamo andarcene, andiamo altrimenti rimaniamo.
  • Ce non u chiame cu petuzze, non vene a tuzzuà u vrazzucce! Se non l’avessi chiamato toccandogli il piede, non sarebbe di certo venuto a toccarti il braccio!” Questa espressione è usata per indicare qualcuno che prima dà confidenza e poi si lamenta.
  • Crisce le figghiìe e crisce le pùrce! Crescer i figli e come crescer porci, per mancanza di riconoscenza!
  • Ce ttene u pane non tene le dìnde e ce ttene le dinde non tene u ppane! Chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane…Chi ha le possibilità non le sfrutta !!
  • Ce sparte iàve la megghìa parte! Chi divide, ha la parte migliore!
  •  Da mare vene e da mare và! Da mare è venuto e da mare se ne andrà… Da dove arrivano le cose li tornano
  • Da u spedàle uè la salùte? Dall’ospedale vuoi la salute ?..Non puoi chiedere aiuto a chi sta peggio di te

Quante volte abbiamo sentito o pronunciato questi tipici modi di dire fiorentini? Ma siamo sicuri che tutti ci capiscono quando li utilizziamo? Proviamo a scoprirne i significati!
Riportiamo qui di seguito un elenco di alcune espressioni tipiche toscane. E la lista potrebbe essere ancora più lunga! Vediamo quante ne sapete!

FIORENTINO:

L’è a ufo! (È gratis!)
Icché tu fai? Un fare i’ grulllo! (Cosa fai non fare lo stupido!)
Ma indò tu vai? Torna ‘ndrèo! (Dove vai? Torna indietro!)
Gliè ganzo di nulla! (Forte!)
S’ha a dì d’andà? Tu m’ha a dì indò! (Diciamo di andare? Dimmi dove!)
Se tu seguiti tu ne tocchi/tu ne buschi! (Se continui le prendi!)
Gliè i’ tocco! (Sono le 13)
Tu sei secco allampanato! (Sei molto magro)
Ti do le paste! (Ti straccio)
T’ha dato di barta i’ cervello?! (Sei impazzito?!)
Oh come tu se’ concio?! (Come sei vestito?/Cosa hai combinato?)
Senza lilleri un si lallera! (Senza soldi non si va avanti)
Fa le cose a babbo morto! (Fa cose senza senso, di impulso, senza pensarci)
Vo’ a desinare! (Vado a pranzo)
Andare pé le buche. (Intraprendere un percorso difficile o incerto)
Oh bischero! (Persona poco acculturata e poco furba)
Oh boccalone! (Credulone)
Oh becero/a! (Persona che urla)
Oh che l’abbozzi?! (Vuoi smettere?!)
Si leva la sete col prosciutto! (Scegliere la soluzione sbagliata e complicare così la situazione)
Vuole far le nozze co’ fichi secchi! (Pretendere molto spendendo poco)
Eh! Se fossi ne mì cenci! (In riferimento alla passata gioventù)
Se non è zuppa è pan bagnato! (Se non è questo, allora è quello!)
Tra il lusco ed il brusco…  (Il margine di errore di una situazione)
Fra trippole e trappole tu m’hai fatto fa’ tardi! (Tra una cosa e l’altra mi hai fatto far tardi)
Ora si fa come come i’ Nardi… che da presto fece tardi! (Essere in anticipo e poi fare tardi)
Io fo come i’ Baglioni… mi levo dai co****ni! (Vado via!)
D’icché c’è un manca nulla! (Di quello che è qui non manca nulla)
Se un son grulli, un si vogliono! (Se non sono matti non si vogliono)
Ruba il fumo alle schiacciate! (Persona abile)
Venderebbe il ghiaccio agli eschimesi! (Persona furba)
Che c’entra il culo con le quarant’ore? (Non c’entra nulla!)
BOLOGNESE:
Al sraggn d’invêren, al nóvvel d’estèd, l’amåur dal dòn, la caritè di frè, s al dura un åura al dura asè.
Il serano d’inverno, le nuvole d’estate l’amore delle donne, la carità dei frati, se durano un’ora durano abbastanza. I fiû di gât i ciâpn i póndg

I figli dei gatti prendono i topi. Ovvero tale il padre, tale il figlio. 

Al n’é briîsa daggn dla sèla
Modo sofisticato per dire a qualcuno che è un somaro. La sella è per il cavallo, al somaro si mette la soma

Secånnd al frè a si fà al capózz
Secondo il frate gli si fa il cappuccio. Per campare bene bisogna sapersi adattare alle circostanze.

 

La cunpagnî di trî cunpâgn: al ciù, al cócc e al barbazàgn
Frase scherzosa per indicare tre perditempo dando loro nel contempo del barbagianniL‘à dåu tàtt §mulàdghi che, s’la córr, ai vén i nézz int i ùc’!

Frase irriguardosa riferita a una signora che non ha più i seni fiorentiA Bologna……è così.

A Bologna, se le cose vanno male, non ci arrabbiamo mai…a noi “ci tira il culo”!
A Bologna …. qualsiasi oggetto a cui non si trova il nome momentaneamente è un “bagaglio” o “bagaglino”
A Bologna non abbiamo i pantaloni …abbiamo le BRAGHE!!
A Bologna…”Lu lè e Li là” … sembrano due personaggi dei cartoni animati… ma vuol solo dire “quello e quella”!
A Bologna quando non ci sta simpatica una persona pensiamo: “L’è propi simpàtic cunpàgn un gàt tachè ai maròn!!!”
A Bologna diciamo sempre:”BRISA”
A Bologna diciamo sempre……. “A tal deg!!!”
A Bologna se c’è vento.. soccia che BURIANA!
A Bologna se devo fare qualcosa di nascosto ..la faccio in CAMUFFA!!!
A Bologna se una persona mi piace?…..la INTORTO!
A Bologna uno non porta sfiga …. porta IAZZA!
A Bologna ….dire dalla disperazione: “Se mi va bene questa volta, vado a San Luca a piedi!!!”
A Bologna, l’indeterminatezza di un numero si indica con “…E SBLISGA”.
A Bologna non c’è la sedia….c’è la SCRANA!!
A Bologna non ci sono adolescenti…ci sono gli SBARBI!
A Bologna non si rompono le palle… si STRACCIANO I MARONI!!
A Bologna, vedere le vecchiette che alla domanda del salumiere: “altro?” risponde con: ” altro” …
A Bologna …non si gioca a nascondino si gioca “A CUCCO O ARPIATEN”
A Bologna non si lecca……as plòcca!!!
A Bologna nel letto facciamo … i COVINI!
A Bologna non si è matti….si è FUORI DAI COPPI!!!
A Bologna..cosa facciamo…andiamo o stiamo….. “C’sà fàggna? andàggna o stàggna ”
A Bologna gli anziani non girano col bastone … girano con la ZANETTA!
A Bologna non si inciampa…si SCAPUZZA!!!
A Bologna, se un ragazzo è vistoso e grezzo nell’atteggiamento…Soccia che gran MARAGLIO
A Bologna se sei pallido….. sei SBIAVDO!!!!
A Bologna se gli ormoni vanno a mille……..abbiamo una gran SVERZURA!!!
A Bologna non si fa sesso… si GUZZA!
A Bologna se ci metti molto ad esprimere un concetto…SEI LUNGO COME LA MESSA CANTATA
A Bologna se mangiamo qualcosa difficile da inghiottire…….Soccia se “IMPALUGA”!
A Bologna se uno ha la pancia………..”Soccia che BUZZA!”
A Bologna non si danno le sberle…… as dà di scupazon!!!
A Bologna se spendi e offri da bere a tutti i tuoi amici… Sei uno SPANIZZO!
A Bologna non piove… viene giù un BATEDO d’acqua!!
A Bologna se uno è “tirchio” è un….. “PLUMONE”!
A Bologna non ci sporchiamo….ci “IMPADELLIAMO”!!!
A Bologna se sei creativo…. hai dello SBUZZO
A Bologna non sei rimbambito…sei ISMITO!
A Bologna la “regina della casa” è solo lei….la ARZDAURA!!!
A Bologna non si inzuppa … si “TOCCIA” !!
A Bologna non c’è la polvere sotto i letti, a Bologna ci sono i….”GATTI”!
A Bologna se qualcosa è scarso o non di nostro gradimento….è “TRISTO”!
A Bologna non si dice ‘cosa stai toccando’ ma … “cosa stai CIPOLLANDO?”
A Bologna se uno fa lo stupido…… MO BRISA FER L’ESEN!!!
A Bologna, se non ti viene in mente il nome di una cosa, dici ….”BAGAI”…
A Bologna, uno molto alto…è un “GIANDONE”!
A Bologna le cose non ci piacciono “molto”…..ma DIMONDI!
A Bologna non togliamo le cose….le “CAVIAMO”!
A Bologna se uno ha un naso pronunciato….Soccia che gran “CANAPPIA” che ha lui lì!
A Bologna se una cosa è difficile da realizzarsi??? … mo lè piò fazìl che Galvani al vòlta pagina!
A Bologna una persona non è antipatica… è “SGODEVOLE”…
A Bologna non si fanno i piccoli lavori di casa… si fanno i ciappini!!!
A Bologna se non troviamo qualcosa, non cerchiamo….RAVANIAMO!
A Bologna quando non si riesce a dormire….ci si PRILLA nel letto!!!
A Bologna, quando uno vince una gara … gli ha DATO LA PAGA!!
A Bologna ogni motivo è buono……per FAR BALOTTA!!!
A Bologna i piatti si asciugano con il … BURAZZO!!!
A Bologna non c’è il mercato …. c’è la “Piazzola”!
A Bologna non diciamo mai BASTA, ma “BONA LE”
A Bologna quando fa freddo……”MO SOCC’MEL CHE ZAGNO!”…e se il freddo è tanto lo “ZAGNO E’ DEL 32!”
A Bologna non abbiamo i capelli………..abbiamo un gran “BULBO”!!!!
A Bologna non si disturba la gente… semplicemente “a sè straza i maròn”…
A Bologna non si ride… si GHIGNA!!!
A Bologna quando indossiamo un abito nuovo…..lo “SPIANIAMO”!!!
A Bologna le chewing gum …si chiamano “CICLES”
A Bologna non ci demoralizziamo, a Bologna “CI SCENDE LA CATENA”!
A Bologna non si dice OK…..si dice “Aiò Capè!”
A Bologna quando una cosa non ci piace diciamo: mochè mochè mochè…
A Bologna da ragazzini ci sentivamo dire dagli adulti/anziani: “mè a la to etè a salteva i fòs par la longa”
A Bologna non abbiamo il pattume….abbiamo il RUSCO!
A Bologna non apriamo il portone o il cancello… noi “DIAMO IL TIRO”
A Bologna i bolognesi non mangiamo…. TAFFIANO!!!!
A Bologna non andiamo forte …”andiamo a busso”…
A Bologna non ci riposiamo davanti alla tele……ci “polleggiamo” ….
A Bologna … i “cinni” li mandiamo all'”esilo”…
A Bologna, quando uno/a ti attacca un bottone infinito …….. ti pianta una gran “tomella”!
A Bologna quando qualcuno starnutisce…rispondiamo “Bandessa!”
A Bologna non abbiamo i sacchetti…abbiamo le “sportine”!
A Bologna non ci sono belle ragazze… ci sono solo Gnocche…!
A Bologna non abbiamo conoscenze o aderenze…noi abbiamo le “bazze”…
A Bologna non fumiamo “le sigarette”…..fumiamo “le PAGLIE”…..

Con il contributo dell’amica SimonettaLulè l’è néd int al Quarantot, quand ai caleva al pan e ai carseva el mistoc.

quello è nato nel quarantotto quando calava il pane e crescevano le mistocche – (focacce di granoturco).
Mistucan in bolognese vuole anche dire pacioccone o ingenuo.
Il detto mi è stato segnalato dalla mia amica Elisabetta, medico e appassionata di storia

Par Santa Catare@na o c’al piôv, o c’al bre@na o ai é la paciacare@na e s’ai é al suladel al dura fe@n a Nadel.
Per Santa Caterina (25 novembre) o che piove o che brina o c’è il fango. Ma se c’è il sole dura fino a NataleChi tôl la panzatta tén tôr anc la cåddga.

Chi prende la pancetta prende anche la cotica. Come dire che ogni rosa ha le sue spineAi pùrz an s’pòl brisa mudèr buclèr.

Ai maiali non si può cambiare il trugolo. Detto di chi non cambia mai le sue abitudiniA lo\na setenbré@na sèt lón s’inche@na.

Le variazioni climatiche del mese di settembre si ripeteranno per i sette mesi successivi. Serviva come guida per i lavori agricoli

Se San Michêl as’bagna agl’èl, al piôv fén a Nadèl
Se piove il giorno di San Michele (l’Arcangelo ha le ali) pioverà fino a Natale. San Michele si festeggia il 29 settembre.

Dòn e bû tûi dai v§én tû
Donne e buoi dei paesi tuoi 

Al mujêr i én ed dåu categorî: al catîvi e al pîz
Le mogli sono di due categorie: le cattive e le peggio
 

Agåst prepèra la cu§é\na, setàmber la canté\na
In agosto prepara la cucina, a settembre la cantina
 

Agåst tänp ed spîga, gninta fîga
Questo l’ho trovato nel dizionario
Bolognese – Italiano Itagliàn – Bulgnai§ di Luigi Lepri e Daniele Vitali. In agosto le donne erano impegnate nei lavori nei campi e nell’orto oltre ai normali lavori domestici e la sera erano molto stanche…quindi non credo di dover fare la traduzione esatta …. 

A zapèr la végna d’agåst as rimpess la canté\na ed måst
A curare il vigneto in agosto si aumenta la produzione dell’uva e si riempe quindi la cantina di mosto
 

Par San Bartlâz fa busèr la tinaz
Per San Bartolomeo (24 di agosto) comincia a mettere a bagno e curare il tino preparandolo per la vendemmia

 

VENEZIANO:

Magna e bevi che la vita xe un lampo.
Mangia e bevi che la vita è breve.

A voler saver de tuto, xè destin, se sa anca de freschin!
Voler sapere di tutto, è destino, si sa anche di freschino.

Meio morir bevui che magnai.
Meglio morire ubriachi che mangiati.

Porco passùo no crede a l’afamà.
Maiale pasciuto non crede all’affamato.

A la sera ciochi, a la matina bisi.
Alla sera ubriachi, alla mattina storditi.

Le disgrazie xe sempre pronte, come le tole dele osterie.
Le disgrazie sono sempre pronte, come i tavoli delle osterie.

Dòna zóena, vin vècio.
Donna giovane, vino vecchio.

Pan padovan, vini visentini, tripe trevisane e done veneziane.
Pane padovano, vini vicentini, trippe trevigiane e donne veneziane.

Chi ga inventà el vin, se nol xe in Paradiso, el xe vissìn.
Chi ha inventato il vino, se non è in Paradiso, è lì vicino.

Val depí an ora de alegría que zhento de malinconía.
Vale più un’ora di allegria che cento di malinconia.

Tronba di culo, sanitá di corpo; yúteme culo, se no son morto.
I rumori del culo danno sanità al corpo; aiutami culo altrimenti sono morto.

Tant maña zhincue que síe.
Tanto mangiano in cinque che in sei.

Prima i me dent e dopo i me parént.
Prima i miei denti e poi i miei parenti.

Polenta e formái, ma a caxa soa.
Polenta e formaggio ma a casa propria.

Pitóst crepapanzha que roba vanzha.
E’ meglio mangiare a crepapelle che far avanzare cibo.

Par la boca se scalda al forno.
Attraverso la bocca si scalda il forno (lo stomaco).

Mai mañar tut cuel que se á; mai créder tut cuel que se dis; mai dir tut cuel que se sa.
Mai mangiare tutto ciò che si ha; mai credere a tutto ciò che si dice; mai dire tutto ciò che si sa.

La menestra riscaldada no la é mai bona.
La minestra riscaldata non è mai buona.

I faxúi e la polenta i é la carne de la dente poareta.
I fagioli e la polenta sono la carne dei poveri.

Cuel que se maña co gusto, no l fá mai mal.
Ciò che si mangia con gusto non fa mai male.

Cuel que bíu ben, al dorm ben; e cuel que dorm ben, no l fá pecá; ma cuel que no fá pecá, al nda in paradixo: elora beón fin que crepòn.
Chi ben beve, ben dorme; chi ben dorme non fa del male; chi non fa del male va in paradiso: allora beviamo bene finchè moriamo.

Co no guen é pi polenta, le é bone anca le cróstole.
Quando non c’è più polenta son buone anche le croste.

Co la barba la tra al bianquín, asa la zhémena e trate a al vin.
Quando la barba imbianca lascia la femmina e buttati nel vino.

Al acua la inmarzhís i pai.
L’acqua marcisce i pali.

A tuti gue pias véder al choc in piazha, ma que no l sía de la so razha.
A tutti piace vedere l’ubriaco in piazza ma che non sia della sua famiglia.

A al choc tuti i ol dargue da bêr.
All’ubriaco tutti vogliono dar da bere.

Quando tuti te dise imbriago, va a leto.
Quando tutti ti dicono ubriaco, va a letto.

Co’ piove e co’ scravassa bàcaro pien e voda la piassa.
Quando piove e c’è bufera è vuota la piazza e piena l’osteria.

 

 

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